La tazzina del diavolo, 10 anni dopo

Stewart Lee Allen - La tazzina del diavolo

“Se volessimo veramente porre fine all’aggressione cinese oggi stesso, dovremo bombardarli di macchine per il caffè Gaggia”. Così parlò il dottor Joffe, sociologo a Monaco, convinto che il caffè buono fa bene e il caffè cattivo sia una catastrofe dell’umanità: ne dà evidenza l’Italia, dove si beve la migliore tazzina del mondo e si vive pacifici.
Il viaggio sulle vie del caffè è pieno di suggestioni e poche certezze. Partiamo da queste ultime.

“Ogni religione ha la sua bevanda sacra: i cristiani e gli ebrei hanno il vino, i buddisti il tè (che dicono sia sgorgato dalle ciglia di Siddharta); i mussulmani il caffè. Per gli indù è il latte della vacca sacra”.

E così mi spiego come nel mio personale decennio di yoga, dove tante abitudini sono state smantellate, nessuno più di tanto mi ha contestato la tazzina mattutina. “I francesi, gli olandesi e gli etiopi si considerano tutti responsabili di aver fatto del caffè la droga più diffusa al mondo. Invece, i veri responsabili sono i turchi: erano loro che controllavano il porto di Mocha ai suoi tempi d’oro” .

L’autore passa dal museo dei dervisci rotanti e incontra il turbante del poeta Rumi: per i Sufi la pianta era parte del rituale di incontro del divino. (Come in Etiopia, come in Brasile). Fino al 1555, a Instanbul:
“Scomparsa ogni pretesa di raggiungere l’estasi religiosa, gli uomini sedevano oziando, fumando e sorseggiando. Alcuni caffè offrivano letture di poesia; altri avevano ragazze che cantavano..”
Il caffè dell’amore, che consentiva al sultano di soddisfare le centinaia di mogli dell’harem, aveva una componente in più, l’ambra grigia, per i cinesi lung sien hiang, profumo di bava di drago: non cercatela nei mercati del medio-oriente o dagli speziali in Chinatown perché la legge l’ha messa fuori commercio.
Nel 1683 è la sconfitta dei turchi a Vienna che dà origine alla nostra colazione, con la mezza luna che si trasforma in Le Croissant per i capricci di Maria Antonietta alla corte di Luigi XVI.
Se la brioche ne è eco anch’essa non è detto; l’Italia, paradiso della tazzina, non incrocia le rotte di Stewart Lee Allen.
“La capacità del caffè di accrescere la nostra ricchezza si manifesta molto chiaramente in Gran Bretagna, dove i caffè divennero le sedi di alcune delle società più potenti del mondo”.
E nacque così la prima rivista moderna, con corrispondenti e sezioni, Tatler, un bollettino degli eventi della giornata, dal Lloyd’s Coffeehouse e in tutto il quartiere intorno.
Di circolo di lettura in circolo, arriviamo al terzo millennio, il viaggio on-the-road si conclude:
“La rete è la più recente forma, o equivalente, di un caffè come istituzione sociale, un luogo dove chiunque può riunirsi, a prescindere dal suo stato sociale, e scambiare opinioni intelligibili”.
Rileggo la conclusione dieci anni dopo, tra un tweet da Pechino di @Chinafiles e una massima di @Confucio_ Happy Net a tutti : )

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